Qualcosa si muove

Giungono da più parti voci allarmate da possessori di veicoli d'epoca, alcuni costretti a tenere i propri mezzi chiusi in garage (vedi Torino, Milano, Bologna...) e altri con il timore di subire le stesse imposizioni nel prossimo futuro. Il pericolo è purtroppo reale, ci conforta però una decisa (finalmente) presa di posizione delle istituzioni delegate a rappresentarci, testimoniata dall'incontro con i rappresentanti dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) a cui hanno partecipato sia il Presidente ASI Alberto Scuro, sia il Presidente ACI Angelo Sticchi Damiani, ed il ricorso straordinario presentato dall'ASI al Presidente della Repubblica per ottenere l'annullamento delle delibere dei Comuni e delle Regioni interessate. Pubblichiamo una sintesi degli argomenti a corredo:
L’Automotoclub Storico Italiano ha depositato un Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica per ottenere l’annullamento dei decreti e delle delibere di Regione e Giunta Regionale del Piemonte, Città Metropolitana e Comune di Torino che vietano la circolazione dei veicoli storici dal 1° ottobre 2019 al 31 marzo 2020. Lo stesso ricorso verrà presentato contro le ordinanze simili del Comune di Bologna.
Il Ricorso Straordinario è solo una delle azioni intraprese da ASI, per sensibilizzare le amministrazioni pubbliche all’applicazione di deroghe specifiche per la circolazione dei veicoli storici. Non si tratta di privilegi, ma di tutele nei confronti di un patrimonio storico, culturale, tecnologico e artistico italiano che non ha pari al mondo.
Alla base di questa richiesta - oltre a motivazioni di carattere culturale, sociale ed economico - ci sono i numeri: i veicoli storici rappresentano una percentuale insignificante del parco veicolare circolante in Italia e percorrono annualmente poche centinaia di chilometri. Ecco perché sono da ritenere ininfluenti in termini di impatto ambientale. In Italia circolano 56 milioni di veicoli e, di questi, quelli vecchi (intesi come ultraventennali) sono 12 milioni. Sono i dati ufficiali forniti dalla Motorizzazione. I veicoli storici, invece, ultraventennali in possesso di un Certificato di Rilevanza Storica (documento introdotto dallo Stato nel 2009), ad oggi sono meno di 400.000 in tutta Italia: lo 0,8% del totale circolante. Solo questi hanno bisogno di tutela, perché rappresentano la storia del nostro Paese e un mondo di passione che promuove cultura e turismo, ed è un enorme volano di indotto nazionale, che nel 2018 è stato stimato in 2,2 miliardi di euro.
I Certificati di Rilevanza Storica sono stati introdotti con specifico Decreto Ministeriale del 17/12/2009 e identificano i veicoli con più di 20 di età dalla costruzione. Vengono rilasciati da enti e associazioni riconosciuti dallo Stato nell’art. 60 del Codice della Strada (Automotoclub Storico Italiano, Federazione Motociclistica Italiana, Registri Storici Fiat, Lancia e Alfa Romeo). Dal 2019, i CRS sono registrati sulla carta di circolazione ed i veicoli storici che ne sono in possesso entrano quindi negli archivi ufficiali della Motorizzazione.
Tra le iniziative intraprese da ASI in questo senso, si ricorda l’accordo siglato il 30 ottobre scorso con l’Istituto Superiore di Sanità, finalizzato alla ricerca scientifica che stabilirà il reale impatto ambientale dei veicoli storici e che costituirà la premessa oggettiva per le riflessioni future in materia legislativa.
Che qualcosa stia cambiando ai massimi livelli ASI è fuori di dubbio, auguriamoci che il nuovo corso porti risultati concreti. Le premesse ci sono tutte.

E.C.

 

Cerca tra gli annunci