Ci hanno provato in tanti!

Nell’ormai lontano 2003 furono due esponenti di forze politiche opposte ad occuparsi del motorismo storico, presentando un disegno di legge firmato Salvi – Magnalbo e impropriamente subito battezzato “Legge salva 500” per il fatto che prevedeva la libera circolazione ai veicoli di cilindrata inferiore a 1000 cc, in regola col codice della strada e con almeno 28 anni di età. Avrebbe dovuto estere operativo a partire dal 2005; il sì al Senato era dato per scontato, ma la fine anticipata della legislatura, bloccò il D.D.L. sul nascere.
Nel 2006 fu il senatore Gamber a richiedere la libera circolazione nei centri storici per veicoli oltre che da ASI e Registri di Marca anche da enti di natura diversa, contrassegnati da una targa con la lettera H: età minima 30 anni. Per la prima volta si avanza l’ipotesi portare la revisione periodica dagli attuali due, a quattro anni. Sempre nel 2006, una analoga proposta venne presentata da un gruppo di deputati appartenenti a partiti diversi che oltre allo scontato appello alla libera circolazione intendeva dare poteri di certificazione anche ad associazioni con minimo di 20 club affiliati, ciascuno con almeno venti soci. Ancora nel 2006, siamo in ottobre, è il senatore Berselli a presentare una proposta che ricalca le precedenti con in più la possibilità di ottenere la certificazione anche da case automobilistiche estere. Non del tutto chiara la definizione di veicolo di interesse storico: 20, oppure 25 anni, a seconda della potenza. Molto vaga anche la normativa a riguardo della circolazione nei centri storici, lasciata alla discrezione dei singoli comuni; immaginabili le conseguenze.
Due nuovi disegni di legge sono datati 2007, il primo a firma di Giorgio Benvenuto, Marco Filippi e Magda Neri, riconosce poteri certificativi solo ad ASI, FMI e Registri di marca (Fiat – Lancia – Alfa Romeo), prevede nuove disposizioni in materia di revisioni e l’esclusione dai divieti di circolazione, equiparando i veicoli di interesse storico alle Euro 4, (il massimo a quei tempi), l’esclusione dal redditometro e la revisione ogni quattro anni. Il secondo, presentato quasi in contemporanea dal senatore Pianetta, è molto simile al precedente, ma prevede 30 anni di età minima.
Tante le proposte presentate e tutte naufragate per gli stessi motivi di cui sopra: la caduta anticipata dei Governi in carica. Da allora nessuno si è più occupato del motorismo storico a parte la tanto discussa esenzione dalla tassa di possesso per le ventennali, prima soppressa e poi reintrodotta al 50%.
Potrebbero i due enti più rappresentativi trovare una intesa per portare avanti una linea comune che non sia limitata all’esenzione dal pagamento del bollo (come pare di capire) pur essendo quello che interessa di più alle masse e quindi foriera di nuovi soci e maggiori introiti, ma non che poco importa ai collezionisti più interessanti all’abolizione della revisione periodica per i veicoli più datati che percorrono poche centinaia di chilometri all’anno, magari ricominciare a parlare di targhe consone all’età del veicolo, oppure di facilitazione per la reimmatricolazione di veicoli di provenienza estera oltre, naturalmente alla libertà di circolazione per le storiche vere.
Certo il nostro non è il problema che più preoccupa i nostri governanti ma è pur sempre uno dei tanti e come tale va affrontato.
A tutti i nostri affezionati lettori i più sentiti Auguri di Buon Anno.

E.C.

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