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Pronta di nuovo alla partenza la "Piazzola Ascari" al Parco del Valentino

L’Associazione Artes ha realizzato il progetto di ripristino della piazzola di partenza in marmo bianco in ricordo del grande campione Alberto Ascari (morto a Monza il 26 maggio 1955), posata il 6 dicembre 1955 nello stesso punto in cui il pilota era scattato per il VII Gran Premio del Valentino di Torino, disputato e vinto il 27 marzo 1955 al volante della Lancia D50 di Formula 1.
Alberto Ascari è stato l’ultimo pilota italiano Campione del Mondo di Formula 1, iridato nel 1952 e 1953 legando il suo nome alla Lancia e alla Ferrari. Dopo le prime esperienze motociclistiche negli anni ’30, debuttò sulle quattro ruote alla Mille Miglia del 1940 sulla Auto Avio Costruzioni 815, la prima auto costruita da Enzo Ferrari.

 

Correva il giorno... 2 maggio 1954: quella Mille Miglia targata Ascari

Era il 28 aprile del 1940 quando il giovane Alberto Ascari, classe 1918, si presentò per la prima volta al via della Mille Miglia, o meglio, di quel I° Gran Premio di Brescia delle Mille Miglia che, dopo un anno di pausa forzata a seguito dei tragici fatti del 1938, gli organizzatori avevano pensato su un circuito chiuso, all’incirca di forma triangolare, avente i propri vertici a Brescia, Cremona e Mantova, con uno sviluppo di 165 km. I concorrenti avrebbero dovuto percorrere quel velocissimo tracciato stradale per nove volte coprendo una distanza complessiva di 1.485 km. Non meno originale era la vettura su cui sedeva Alberto in coppia con Giovanni Minozzi. Si chiamava Auto Avio Costruzioni 815, sfoggiava un’elegantissima carrozzeria scoperta due posti secchi, battuta dalla Touring di Milano ed era, a tutti gli effetti, la prima automobile interamente realizzata da Enzo Ferrari, ormai libero da qualsiasi pendenza nei confronti dell’Alfa Romeo e più che mai avviato verso quella “carriera” di costruttore che lo avrebbe poi reso celebre in tutto il mondo. Per quella sua prima Mille Miglia da “indipendente”, a Ferrari era parso più che naturale affidare una delle sue auto ad Alberto, un pilota che già poteva vantare una solida carriera motociclistica e che proprio in quel 1940 si affacciava all’automobilismo sulle tracce del suo immenso padre, quell’Antonio Ascari, “campionissimo” dell’epoca pionieristica delle corse e autentica icona dell’Alfa Romeo vent’anni prima. Quando Alberto si calò nell’abitacolo della 815, Ferrari aveva di certo negli occhi l’immagine del piccolo Ascari, immortalato accanto a suo padre Antonio, sprofondato nell’abitacolo dell’Alfa Romeo P2 dopo uno dei suoi tanti successi. Proprio quella P2 con cui sarebbe caduto il 26 luglio 1925 al 23° giro del Grand Prix de l’Automobile di France sul circuito di Montlhéry, lasciando ad Alberto una non facile eredità. A quella prima Mille Miglia conclusasi con un ritiro al secondo passaggio per il cedimento di una valvola, ne sarebbero poi seguite altre: quella del 1948 disputata in coppia con Guarino Bertocchi al volante di una Maserati A6 GCS e quelle del biennio 1950-1951, corse sempre con la Ferrari e sempre assieme a Senesio Nicolini. Per alterne ragioni, in tutte e tre quelle Mille Miglia, Alberto non riuscì mai a vedere il traguardo di Brescia dove avrebbe fatto ritorno due anni più tardi in veste di “ufficiale” di Casa Lancia. Nel mezzo, tante cose: undici vittorie in gare valide per il Campionato del mondo Conduttori di F1, fruttate due titoli iridati consecutivi con la Ferrari 500 F2, nel 1952 e nel 1953, una coraggiosa quanto sfortunata partecipazione alle 500 Miglia di Indianapolis del ’52 ma anche una bella affermazione alla 1000 Chilometri del Nürburgring nel ’53, sempre rigorosamente su Ferrari. E poi, proprio alla fine di quella stagione, il difficile ma ponderato divorzio da Enzo Ferrari e l’approdo alla Lancia assieme all’inseparabile Gigi Villoresi, entrambi folgorati da un programma sportivo di primissima grandezza, in primis con la nuova monoposto F1 D50 progettata dall’inesauribile Vittorio Jano. Una vettura innovativa, un’arma potenzialmente micidiale nelle mani di Ascari, ma che per gran parte del 1954 avrebbe necessitato di numerose prove e di un lunghissimo lavoro di messa a punto tanto da debuttare nel Mondiale soltanto nell’ultima prova di Campionato, il Gran Premio di Spagna, disputato a Pedralbes il 24 ottobre. Alberto non si perse d’animo e, in attesa di tempi migliori in F1, ebbe modo di consolarsi con la D24, l’altrettanto mirabile vettura a ruote coperte con cui la Lancia era impegnata, sempre in veste ufficiale, anche nel Mondiale riservato alle vetture Sport. Il 1° maggio 1954, in Piazza della Vittoria a Brescia, tutte le attenzioni o quasi sono puntate sulle quattro bellissime D24 iscritte da Gianni Lancia per Eugenio Castellotti, Piero Taruffi, Gino Valenzano e, ovvio, Alberto Ascari, pronto per quest’ennesima s_ da, stretto in un giubbotto di pelle nera e provvisto del suo inseparabile casco azzurro. All’appello manca soltanto Gigi Villoresi, costretto all’ultimo momento a dare forfait per un incidente patito nei pressi di Rimini durante una ricognizione sul percorso di gara. Nonostante la sua nota predilezione per le gare in circuito, a bordo della sua D24 n. 602, Ascari è protagonista di una gara impeccabile, regolare e controllata sino al passaggio nella Capitale dove transita secondo alle spalle del compagno di squadra Taruffi , poi autore di una rovinosa uscita di strada. Ma è nella risalita verso Brescia che Alberto scrive una memorabile pagina di sport, difendendosi dalla minaccia delle Ferrari di Paolo Marzotto e, soprattutto, di quella di Umberto Maglioli almeno sin quando il forte biellese non è costretto alla resa lungo i tornanti della Futa. Ma in quella ventunesima Mille Miglia, Alberto, oltre che sugli avversari, sa prevalere anche sulla sfortuna: quando ormai nulla pare separarlo dal successo pieno, un problema al comando dell’acceleratore mette in serio pericolo la sua corsa. Nei pressi di Radicofani la Lancia n. 602 si ferma con il pedale del gas inceppato. Urge la sostituzione del cavo dell’acceleratore ma fortuna vuole che fra il pubblico ci sia anche il piccolo Fabio Lavorini di Montepulciano, andato con suo papà a vedere le corsa. «Alla imperiosa richiesta di elastici da parte del Campione del mondo, papà Lavorini non esitò a s_ lare dalle gambe del rampollo quelli che assolvevano la funzione di sostenere i suoi calzettoni e ne fece omaggio al futuro vincitore della XXI Mille Miglia». Quell’Ascari che prima di giungere vittorioso sul traguardo di Brescia a 139,645 km/h dopo 11 ore 26’ e 10” di gara, trovò anche il tempo di aggiudicarsi il “Trofeo Nuvolari”, istituito per la prima volta quell’anno sul tratto Cremona- Mantova-Brescia, in memoria del grandissimo Tazio, scomparso l’11 agosto del 1953. Lì Alberto fece segnare la sbalorditiva media di 180,352 km/h aggiudicandosi il trofeo. E poi? E poi la storia è assai nota: Il 26 maggio 1955, poco più di un anno dopo, il destino attese al varco anche Alberto, sulla pista di Monza mentre si trovava al volante della Ferrari Sport prestatagli dall’amico Eugenio Castellotti per qualche giro di prova. Camicia azzurra, cravatta, e il casco bianco di Eugenio, Alberto si cala ancora una volta, l’ultima, nell’abitacolo di una Ferrari su quella pista che l’11 settembre del 1949 lo aveva visto splendido vincitore sempre con una Ferrari. Quella pista che il 19 ottobre 1924 aveva salutato suo padre Antonio su Alfa Romeo P2, splendido vincitore con Giulio Ramponi, del Gran Premio d’Italia. «Da quando nella Cappella di Monza, unitamente alla mia mamma ultra ottantenne, mi sono accomiatato dal nostro Alberto, io l’ho rincontrato ancora, ancora in sogno ne ho sentito il calore, l’abbraccio, la bellezza della sua anima dischiusa ormai alle confidenze eterne. Tanto triste e tanto bello è stato per me», scriveva il 30 giugno 1955 Enzo Ferrari alla Signora Mietta, vedova di Alberto.  

ascari ferrari

Tutta la “spedizione” Ferrari alla 500 Miglia di Indianapolis del 1952. Ascari è al volante della 375 Indy.

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