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la Lancia Sinthesis vista di trequarti anteriore mostra il muso affilato e dotato di fari a scomparsa. Risaltano le forme appiattite, le linee pulite, le proporzioni eleganti, la cura dei dettagli e le ampie superfici vetrate che ottimizzano la visibilità e rendono l’abitacolo molto luminoso. Alcuni elementi dello stile anticipano la De Tomaso Pantera.

Lancia Sinthesis

IDEE IN MOVIMENTO

di Elvio Deganello

Nel 1971 l’ingegnere Peter Giacobbi e il designer Tom Tjaarda utilizzano in modo ingegnoso la meccanica della Lancia Flavia per costruire una veloce berlinetta con il motore centrale. Fra le novità c’è il “cuscino d’aria”, l’antenato dell’air-bag

Nel 1970 con lo stipendio di 30.000 Dollari, l’ingegnere americano Peter Giacobbi, direttore generale di una divisione italiana della multinazionale Eaton Livia, può permettersi due Ferrari, una cameriera e, nel tempo libero, di sciare sulle Alpi e veleggiare sul Mediterraneo. Il suo lavoro è altrettanto interessante, incontra personalità del mondo dell’automobile, come Ferruccio Lamborghini e l’ing. Giulio Alfieri, progettista della Maserati, del quale diventa buon amico. Pensa che con quel che costa la manodopera in Italia in quegli anni, il suo stipendio basti per coronare il suo sogno di costruire un’auto che esprima i suoi concetti innovativi in fatto di GT. Nel lavoro conosce Tom Tjaarda, anch’egli americano, che lavora come designer presso la carrozzeria Ghia. I due si trovano una sera a cena e fra un bicchiere e un altro di buon vino, passano la nottata vagheggiando di costruire un’auto per mostrare che si può fare qualcosa di nuovo e di migliore di quel che c’è. Le grandi idee alimentate da qualche bicchiere, in genere svaniscono all’alba. Ma questa volta Tjaarda inizia subito a tracciare i disegni dello stile, mentre Giacobbi pensa alla meccanica. Dopo un attento esame di quanto è disponibile sul mercato italiano, scelgono quella della Lancia Flavia 2000 perché leggera, compatta, di ridotto ingombro verticale, molto adatta per ottenere una ripartizione dei pesi ottimale (50% sull’anteriore e 50% sul posteriore e pieno carico) in una vettura con il motore centrale e infine è molto agevole da estrarre dal corpo vettura per la grande manutenzione (sempre complicata nelle auto con motore centrale) grazie alla possibilità di rimuoverla facilmente insieme con il telaietto ausiliario dopo avere svitato sei silent-block. Peter Giacobbi studia un telaio che ha una trave centrale, che serve anche come condotto per portare aria nel vano motore, e la completa con longheroni perimetrali e traverse..

 

Articolo completo su epocAuto di GENNAIO 2023

 

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