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Fiat 682 N3

AUTOCARRO FIAT 682 N

SEMPLICE TRIONFO

di Gian Paolo Arborio

Evoluzione controllata.Il Fiat 682 effettua i primi giri di ruote con un aspetto simile al suo predecessore: il 680. Veste ancora un abito privo della più piccola fantasia estetica

 C’è l’essenziale, il minimo indispensabile per disegnare l’autocarro - base, ovvero zero fronzoli. Non può essere altrimenti, si tratta di ricostruire l’Italia nel secondo dopoguerra, quindi prima di tutto il lavoro, requisito indispensabile per dare continuità al progetto di (ri)nascita nazionale. Nel vederlo suscita più diffidenza che comprensione, non piace: rompe con il passato, ma non innova molto. È il classico "voglio, ma non posso". La potenza è relativa e scalza di poco il 680, inoltre emerge la fragilità del propulsore. L’indecisione dura un anno, poi nel 1953 ecco la miglioria che soddisfa tutti, la meccanica acquisisce affidabilità e il successo è immediato. Manca ancora il dettaglio esterno, una cabina che non sia legata al passato. Nel 1954 viene presentato l’N2, la cilindrata è di 10.676 cm3, i cavalli sono 140, derivati da sei cilindri in linea con distribuzione a valvole in testa e iniezione diretta. Nel 1955 i cavalli passano a 152 e viene introdotto il servosterzo. In quanto all’aspetto, debutta l’ovale con il baffo: è l’apoteosi. In sintesi un trionfo che dura trent’anni. Il 682 assorbe qualità e quantità, non eccelle in nulla, sa fare bene tutto e soprattutto i meccanici lo riparano con pinze e fil di ferro. Leggenda o realtà? Sicuramente un fondo di verità c’è, la semplicità con cui è costruito prevede una manutenzione economica e veloce.

 

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