100miglia

MOTO GUZZI 750S

L'AQUILA SPICCA IL VOLO

A firma di Mauro Preti

Potenti, velocissime e con una tenuta di strada leggendaria, le Moto Guzzi sportive derivate dalla V7 si oppongono degnamente alla concorrenza giapponese. L’unico difetto è il prezzo.

Alla fine degli anni Sessanta il dominio delle moto italiane nelle corse è scalzato dalle “due ruote” made in Japan, che in un crescendo incontenibile vincono Classe dopo Classe e fanno il vuoto con le ipertecnologiche 50, le pluricilindriche di 125 cc, di 250 cc e di 350 cc con motori e due e quattro tempi, solo la MV resiste ancora grazie alle capacità dei piloti Giacomo Agostini e Phil Read, ma non dura a lungo. Il dominio nelle corse nei giorni festivi si riflette durante la settimana nelle concessionarie, dove grazie anche ai prezzi allettanti, ai colori vivaci, alle finiture eleganti e alla grande affidabilità, le moto del Sol Levante si vendono con facilità ed entrano nel nostro costume. In Italia sul mercato delle moto di 500 cc – 750 cc, per le quali all’epoca si conia il termine “maximoto”, ci sono sole poche Case come Laverda, Moto Guzzi, Benelli con prodotti che non sempre la clientela giudica moderni e performanti. In questo contesto, la Moto Guzzi, ancora sotto il controllo della SEIMM (Società Esercizio Industrie Moto Meccaniche), punta ancora sulla V7 di 703 cc, pensata e sviluppata nel 1964 da Giulio Cesare Carcano, ma nel 1969 la direzione pensa sia il momento di proporre un’immagine del marchio più brillante, appannato da 10 anni d’inattività agonistica a seguito del patto di astensione dalle corse siglato nel 1957 fra i costruttori italiani...

Articolo completo su epocAuto di maggio. 

 

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