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La Quattroporte II nella sua versione definitiva. É stata la prima Maserati di serie a trazione anteriore

MASERATI QUATTROPORTE II

LA PRIMA (E ULTIMA) MASERATI FRANCESE

Su epocAuto di marzo - a firma di Giuliano Silli

Lanciata nel pieno della crisi petrolifera conseguente alla guerra del Kippur, la grossa berlina concepita dalla Citroën fu l’ultima espressione progettuale indipendente del famoso Bureau d’études della Casa automobilistica parigina.

Nata nel 1919 dalla riconversione di una fabbrica di proiettili, la Citroën indirizzò la produzione automobilistica in senso fordista, producendo vetture robuste ed economiche in quantità impensabili per gli anni Venti (fino a 100 mila in un anno), che uscivano dagli stabilimenti già corredate di tutti gli accessori, quando la normalità era di fornire il solo autotelaio che poi il cliente avrebbe completato a sue spese. Lo spirito innovativo del fondatore, André Citroën , avrebbe permeato il destino dell’impresa e dei collaboratori anche dopo il lancio della Traction Avant (1934) che, a causa dell’enorme sforzo finanziario dovuto ai necessari investimenti, portò alla cessione dell’azienda alla Michelin. Gli uomini di Clermont Ferrand compresero il potenziale di Quai de Javel mantenendo al suo posto quel personale tecnico il cui valore avrebbe contribuito alla nascita della 2 CV (1948) e della DS (1955), e continuando a concedergli il tempo e le risorse per immaginare autoveicoli non meno che rivoluzionari. Sta di fatto, però, che a fronte di tale disponibilità non vi sia stata altrettanta quantità di modelli posti in produzione: dal termine della Seconda guerra mondiale, e per i successivi 25 anni, la base produttiva fu costituita dai soli due modelli citati; certamente con continue evoluzioni e variazioni sul tema, ma fondamentalmente con l’offerta di due soli motori: un bicilindrico (in forma di 2CV – Dyane – AMI 6 – AMI 8) e un 4 cilindri (per la DS nelle sue innumerevoli versioni). Tale evidenza era però coperta dalla fama che paradossalmente la Casa si era meritata grazie al mistero che ha sempre circondato l’Ufficio Progetti aziendale, il leggendario Bureau d’Etudes Citroën. Una specie di spessa e impenetrabile atmosfera che non permetteva la fuoriuscita di alcuna notizia che riguardasse l’attività ivi esercitata, quasi ci si dovesse da un momento all’altro aspettare l’annuncio di un’automobile a reazione! Si giunse a un punto tale di “autostima” che persino il generale De Gaulle arrivò a dire che “Citroën c’est la France!” La “grandeur” nel settore automobilistico nazionale che la Casa parigina finì per dover sostenere (Renault produceva utilitarie, Peugeot si limitava alle vetture medie, Simca non era ormai più francese) contribuì al convincimento dei suoi dirigenti di dover proseguire nella missione immaginata fin dagli anni Trenta: essere all’avanguardia, sempre e comunque. E a qualsiasi costo: ecco l’esperimento Wankel (dal 1964), ed ecco l’acquisto della Maserati (1968)...

 

Maserati “Quattroporte II”: primo prototipo. Disegnata da Marcello Gandini, la grossa berlina carrozzata da Bertone era una classica tre volumi, la cui attualità veniva sottolineata dalla parentela stilistica con la BMW 520 dello stesso periodo (1972).

 

 

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