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La Montreal “show-car” e la Montreal di serie viste di trequarti anteriore. Il trattamento del frontale eseguito con mano leggera nell’aggraziata Giulia prende vigore nella V8 per esprimere un’autorevolezza adeguata alla superiore classe di appartenenza.

ALFA ROMEO MONTREAL

IL TEMPO E LA BELLEZZA 

Su epocAuto di febbraio - a firma di Elvio Deganello

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Negli anni Settanta l’intervallo fra la presentazione e la commercializzazione raffredda le brame per l’Alfa Romeo Montreal, poi gli anni della crisi energetica le gelano. Ora accade l’inverso, più anni passano, più gli appassionati la desiderano.

Le valutazioni delle Alfa Romeo Montreal sono triplicate nel corso di poco più di un lustro e oggi il tempo premia questa bella e sfortunata “supercar” alla quale negli anni Settanta il pieno successo è mancato per il troppo tempo trascorso fra la presentazione e la commercializzazione. L’archetipo del modello debutta nell’Esposizione Mondiale di Montreal nel 1967 con la meccanica dell’Alfa Romeo Giulia vestita di una bellezza che stordisce gli spettatori esaltata dal gioco degli specchi che la riflettono all’infinito nella struttura espositiva. Il riverberare delle forme scompiglia i pregi estetici della vettura che sono l’eleganza delle proporzioni, l’originalità grafica degli elementi decorativi, l’audacia delle palpebre dei fari, il taglio delle porte della Lamborghini Miura e la coerenza stilistica dell’insieme. Specchi o non specchi, la Montreal affascina e scatena il desiderio. Pochi lo sanno, ma la magnifica berlinetta disegnata da Marcello Gandini, lo stesso della Lamborghini Miura, monta il più umile dei motori Giulia, quello con un solo carburatore. Ciò è imbarazzante, ma è ancora più imbarazzante sapere che anche il più potente 1600 Alfa Romeo non basterebbe per colmare lo svantaggio rispetto alla Giulia GTV che pesa meno. La direzione della Casa tentenna: non può mettere sul mercato un’auto che non ha la velocità che la svelta linea promette. L’alternativa è il motore V8 della 33 da corsa ma addomesticare i cavalli selvaggi richiede tempo. Per avvantaggiarsi, le due bianche Montreal da esposizione con motori Giulia sono sottoposte a prove d’ogni tipo, iniziando dalle aerodinamiche per verificare che non nascondano difetti. I principali lavori sul motore riguardano l’aumento della cilindrata a 2.6 litri e l’albero motore con i perni di manovella a 90° per un funzionamento più fluido dello “sgarbato” 33 da corsa che ha le manovelle a 180°. La cura fa scendere la potenza specifica da 130 CV/litro a 77 CV/litro, ma in valore assoluto la “cavalleria” rimane tanta: 230 CV SAE...

 

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Nella vista da dietro spiccano l’originalità del modellato e l’abbondanza di motivi decorativi cromati, che erano accettabili nel 1967 quando il cromo esprimeva il lusso, ma non sono più attuali negli anni Settanta quando nelle GT iniziano a imporsi le finiture nere.

 

L'articolo completo è su epocAuto di FEBBRAIO

 

 

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