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Il proprietario di questa Fiat Ardita 1933 ha scelto di montare il sistema a gassogeno su di un rimorchietto oberando il tetto della vettura con i filtri. Facile immaginare il decadimento delle prestazioni.

Alla ricerca dell'alternativa alla benzina - 1
“BASTA CON LA BENZINA”
Quando l’avevamo già sentito?

Su epocAuto di ottobre - a firma di Aldo Zana

A metà anni Trenta la parola d’ordine per gli automobilisti italiani divenne abolire la benzina, tutta importata e deficitaria per la bilancia dei pagamenti nazionale. La trazione elettrica non era ancora tecnicamente matura e affidabile. E vennero alla ribalta i carburanti succedanei nazionali e il folle imbroglio del gassogeno a legna che generava gas venefici. Dell’inquinamento allora non si preoccupava nessuno, ma la benzina vinse.

 “Tutte le intelligenze al servizio della causa nazionale sono rivolte al minor consumo possibile del prezioso carburante che viene dall’estero e che si paga a suon di monete d’oro”. Era il 19 novembre 1935 quando Corrado Filippini, allora il principale influencer del motorismo italico, scriveva sul Littoriale (il quotidiano sportivo del regime fascista) queste enfatiche parole contro l’uso della benzina per le automobili.
Allargato l’impegno alle intelligenze di tutto il mondo, inseriti i moderni concetti di sostenibilità, anti-inquinamento, protezione dell’ambiente, siamo tali e quali a oggi quando la propulsione elettrica è l’apologia fondante del futuro nirvana sulle strade che ci porterà a un mondo pulito, silenzioso, respirabile, sereno grazie all’abolizione dei motori a benzina e diesel.
Quasi 90 anni fa l’Italia, a parole, era all’avanguardia nell’obiettivo di abolire la benzina e i carburanti fossili, anche allora usati quasi tutti per la mobilità: navi e battelli, aerei, auto, camion, autobus, motociclette, le prime “Littorine” cioè le automotrici diesel ferroviarie.
Ci era obbligata anche nei fatti dato che dipendeva integralmente dall’estero e il resto del mondo (per la precisione, i maggiori Paesi europei allora nella Società delle Nazioni, l’Onu del tempo) avevano decretato le sanzioni contro l’Italia quale punizione per l’aggressione fascista all’Etiopia: niente più commercio internazionale quindi niente più benzina e idrocarburi.
Come in tutte le sanzioni, le scappatoie erano innumerevoli e la benzina d’importazione non mancò, ma era necessario sfruttare l’argomento di colpevolizzare la benzina per promuovere obiettivi politici più ampi di autosufficienza nazionale.
In Italia non erano noti i giacimenti di gas naturale e, comunque, il greggio non c’è mai stato. Nessuno si era accorto che la Libia, allora colonia italiana, navigava su di un oceano di greggio e gas naturale. Si tentava di cavare greggio dall’Albania: roba scarsa, di cattiva qualità, costosa da trasportare e raffinare.
Venne lanciata un poderosa campagna propagandistica per promuovere i carburanti succedanei nazionali...

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Autocorriera leggera Fiat 621 RG del 1938. Per non togliere spazio ai pochi passeggeri, l’intero sistema del gassogeno è installato in un rimorchietto. Il rendimento del motore era ulteriormente ridotto dalle perdite di carico nelle lunghe tuberie che partivano dai filtri nel rimorchietto.

 L'articolo completo è su epocAuto di OTTOBRE

 

 

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