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La n. 1 recentemente restaurata.
Non piacque la somiglianza del frontale con quello della Panhard CD. Il motore era il V8 Martin di 3 litri.

L'ULTIMA CHANCE

La storia di Monica e del suo Ingegnere francese

Su epocAuto di giugno - a firma di Giuliano Silli

Fin dal 1955, l’ingegner Jean Tastevin era titolare di una solida azienda che si occupava di riciclaggio di materiali ferrosi, in particolare di quelli derivanti dalla rottamazione di vagoni ferroviari: la Compagnie Francaise de Produits Metallurgiques di Balbigny era, difatti, una delle più importanti imprese francesi del settore che, visti i volumi lavorati, decise di affiancare all’attività di demolizione anche quella di costruzione della stessa tipologia di prodotto. La sua specializzazione avrebbe riguardato i carri ferroviari cisterna a quattro assi (due per carrello), ovvero i più pesanti; per questa nuova attività, Tastevin costituì la Compagnie Francaise de Materiels Ferroviaires, una società operativa controllata da quella originaria. Il mercato era quello francese, che ben presto si allargò a livello europeo, e che quindi avrebbe restituito all’impresa i frutti derivanti dai raggiunti obiettivi commerciali. Ma la vera passione dell’Ingegnere di Balbigny era l’automobile, quel genere di automobile per il quale la Francia d’anteguerra era maestra e che a poco a poco, con la fine degli anni Cinquanta, scomparve del tutto...

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Poco prima del termine della produzione, plancia e cruscotto vengono ulteriormente modificati secondo un gusto di netta ispirazione italiana.

 L'articolo completo è su epocAuto di GIUGNO

 

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