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 La Ferrari 250 GTO telaio # 3943 ex Pierre Noblet fotografata il 27 maggio 2012 in esposizione al Concorso d’Eleganza di Villa d'Este. Questo esemplare ha corso sia nella velocità, sia nei rally conquistando diverse vittorie di classe.

 

IL BRUTTO ANATROCCOLO
su epocAuto di aprile 2021 a firma di Elvio Deganello - 

La vicenda della Ferrari 250 GTO ricorda la favola del brutto anatroccolo, dileggiato da pulcino e ammiratissimo da adulto. Libri e riviste riferiscono il nomignolo “Mostro” che sarebbe stato coniato dai meccanici che lavoravano sul prototipo. Non è vero, l’ingegner Giotto Bizzarrini ricorda il nomignolo “Papera”, che in ogni modo suona come uno spregio, ma è perfetto per la nostra storia. Tutto inizia nel giugno 1961 quando Bizzarrini è responsabile del reparto esperienze e collaudi auto di serie e, al cospetto di Enzo Ferrari commenta l’insuccesso della 250 GT Sperimentale telaio # 2643GT nella 24 Ore di Le Mans con la spiritosaggine che è più aerodinamica quando va in retromarcia che quando va all’avanti e chiosa: “L’è tutta da rifare, le macchine da corsa devono avere il muso basso e il culo alto”. La colorita espressione diverte il Commendatore, che ironizza: “Come una papera”. Poi si fa serio e invita l’ingegner Bizzarrini a realizzare la sua idea imponendo due condizioni: deve spendere poco e non deve fare saper nulla all’ing. Carlo Chiti, capo della Gestione Sportiva, che continua a insistere sulla deludente 250 GT # 2643GT. Ferrari assegna dunque a Bizzarrini un paio di meccanici e un capannone lontano dalla fabbrica. Per risparmiare e per non accendere sospetti chiedendo materiale in magazzino, Bizzarrini fa a pezzi la Ferrari 250 GT “Boano” telaio # 0523GT che egli ha in uso, taglia il telaio, lo accorcia, lo abbassa, lo irrigidisce e arretra il motore per ridistribuire i pesi e migliorare così l’inserimento in curva e la trazione in uscita. Alla costruzione della carrozzeria provvede il fratello di un meccanico che al momento fa il benzinaio, ma è un bravo battilastra. Non ha disegni e lavora direttamente Sui fogli d’alluminio guidato da pochi schizzi di Bizzarrini, dall’esperienza dei meccanici e dallo stesso Enzo Ferrari che quotidianamente fa visita al capannone. Il muso basso non consente di aprire una presa d’aria convenzionale sufficientemente grande, così Bizzarrini fa aprire tre prese d’aria a tasca fra il muso e il cofano. Ora il frontale ricorda davvero il becco di un’oca e unitamente al “culo alto” fa nascere fra gli addetti ai lavori il nomignolo “Papera”.

 

 

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Il 24 febbraio 1962 la # 3223GT non ha l’iposostentatore (lo spoiler) sulla coda. Sarà fissato mediante rivetti prima di arrivare alla produzione per migliorare l’aderenza del retrotreno. Si nota il bocchettone di rifornimento sul parafango sinistro.

 L'articolo completo è su epocAuto di APRILE

 


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