01 Ayrton Perrys 1881 first electric car

Quest’immagine evidenzia il difficile compito del carrozziere Heuliez, costretto a utilizzare il maggior numero di componenti della vettura di serie.

 

Cinque in uno

su epocAuto di agosto 2020 a cura di Giuliano Silli - 

Ai saloni dell’automobile di autunno di cinquant’anni fa, la Citroën presentava l’unico modello completamente nuovo e completamente “francese” dopo la DS del 1955: la GS, vettura inedita sia meccanicamente che dal punto di vista stilistico. La carrozzeria riprendeva il concetto di berlina aerodinamica proposto da Paolo Martin, designer alla Pininfarina, per la BMC 1800 del 1967; gli organi meccanici comprendevano un motore 4 cilindri boxer di un litro di cilindrata raffreddato ad aria, assieme alle famose sospensioni idropneumatiche destinate, fino ad allora, alla vettura da un quindicennio simbolo dell’avanguardia tecnica della Casa, ovvero alla DS nelle sue varie versioni, oltre alla appena nata SM (marzo 1970). Frutto di un sofferto capovolgimento progettuale interno, la GS avrebbe dovuto avere, secondo i programmi aziendali, il compito di coprire il vuoto tra la DS di due litri e il modello AMI di 600 cm3, oltre a quello di interpretare il concetto di vettura media – naturalmente secondo i tradizionali canoni innovativi tipicamente Citroën – arricchendosi di motori via via più potenti per poter “spingere” la DS (e i modelli che l’avrebbero sostituita) verso cilindrate più elevate, come del resto stava già accadendo con gli incrementi di cubatura del vecchio 4 cilindri “Sainturat” elaborati dall’assistente di Becchia, Cordier, e come era previsto accadesse con l’acquisizione della Maserati...

  

 

L'articolo completo è su epocAuto di agosto. 

 


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