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Incontro con una DIATTO

di Giorgio Marzolla su epocAuto di aprile

Breve storia di un laborioso restauro

Correva l’anno 1951 ed io ero iscritto all’Università di Roma, nella facoltà di geologia. Tramite un mio zio che abitava a Crespino (Rovigo), entrai in contatto con un ingegnere del Genio Civile che si occupava dei pozzi di metano e dei danni che questa estrazione di metano in pianura produceva, provocando l’abbassamento del terremo.
Si deve sapere che per estrarre un metro cubo di metano era necessario aspirare un metro cubo di acqua, in quanto il metano del Polesine è sciolto nell’acqua in profondità. Quest’acqua, aspirata dal sottosuolo, fa abbassare anche notevolmente la falda: cosa assai pericolosa in una pianura che in parte si trova sotto il livello del suo grande fiume, il Po.
Questo ingegnere cercava un paio di persone esperte di geologia per seguire dei carotaggi, atti a conoscere la composizione del terreno sedimentario che, in Polesine, è profondo 1800 metri e vedere quindi se l’estrazione del metano era veramente la causa degli abbassamenti.
Va anche detto che questo studio, promosso dal Magistrato delle Acque di Venezia, era inutile in quanto l’abbassamento del terreno, in corrispondenza dei pozzi di estrazione del metano, era visibile chiaramente ad occhio nudo.
Ma ragioni politiche imponevano uno “studio scientifico” che dimostrasse quello che già era evidente.
Mi venne affidato l’incarico assieme a un Perito Minerario di Udine, i nostri turni erano di 12 ore per coprire l’intero arco della giornata in quanto i carotaggi proseguivano giorno e notte senza soste.
In quell’epoca avevo acquistato una motoleggera usata, il Galletto 192 della Moto Guzzi, con cui andato e venivo da Roma dove risiedo e mi muovevo nel Polesine.
Questo Galletto color avorio era robustissimo, non molto veloce (95 km/h) ma poteva tenere questa velocità senza calare di un giro, anche fino ad Oslo.
Mentre una bella mattina di sole di giugno andavo al lavoro, sulla strada bianca (poche erano asfaltate in quei tempi) incrociai una “trattorella” ovvero un’auto-sgranatrice, una di quelle auto tagliate e trasformate in mezzi agricoli a seguito di una legge fascista che mandava alla distruzione le auto più vecchie a meno che non fossero state trasformate in mezzi di lavoro.
Incrociandola mi colpì il marchio del radiatore che non era il solito FIAT ma qualcosa di rosso e di diverso. Invertita la marcia del Galletto raggiunsi la trattorella che era guidata da un contadino e gli feci cenno di fermarsi.
L’auto era una DIATTO di proprietà di un signore che aveva parecchi mezzi agricoli. Il giorno dopo andai a trovare questo signore e gli chiesi se me la cedeva. La sua risposta fu affermativa dicendo che me l’avrebbe ceduta alla fine della campagna di sgranatura del mais, ovvero in novembre, al prezzo di 150.000 lire.
Tornai il giorno dopo dandogli una caparra di 10.000 lire e firmammo un impegno reciproco. Nei mesi a seguire gli portavo ogni tanto una rata di 25.000 lire fino a quando, in novembre gli versai il saldo e lui mi dette l’auto senza l’apparecchio per la sgranatura, come nei patti.
La trasportai subito a Crespino nella casa paterna e l’alloggiai in fondo alla barchessa.
Pensavo di averla salvata dalla distruzione, ma non era così.........

.... (articolo completo su epocAuto 4/2019)

 

 

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Una delle fasi del restauro: la scocca in legno è finalmente terminata.

 

 

L'articolo completo è su epocAuto di aprile
In tutte le edicole a 2.80 euro

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